Mi servono solo due foto" (ovvero: come distruggere un fotografo in 5 parole)
- Cristina Scano
- 26 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Succede spesso. Suona il telefono, arriva un messaggio, compare una notifica. "Ciao! Mi servirebbero solo due foto, nulla di che."
Solo. Due. Foto.
Che ci vuole, no? Una schiacciata al bottone, click-clack, due scatti al volo, magari mentre passo a prendere il pane. Eppure… dietro quelle due foto c’è un mondo. Un mondo fatto di tempo, competenze, creatività, attrezzatura, occhiaie da editing e una buona dose di caffeina.
Facciamo un attimo rewind.
Quando mi chiedi "solo due foto", in realtà mi stai chiedendo:
Un confronto prima del servizio, per capire chi sei, cosa vuoi comunicare, qual è la luce giusta per te (spoiler: non è quella del bagno di casa).
Scelta della location, o allestimento, o pianificazione del set. Anche se si tratta del tuo giardino: saprò farlo sembrare l'angolo più fotogenico della Galassia.
Attrezzatura pronta, batterie cariche, memory card vuote, luci testate, macchina pulita. Niente succede per caso.
Il tempo dello shooting, dove non si fa solo click, ma si parla, si crea complicità, si mette a proprio agio, si cerca la vera espressione, quella che racconta davvero qualcosa.
La selezione delle immagini. Hai idea di quanto ci si possa fissare su quale tra due espressioni quasi identiche sia quella giusta?
La post-produzione. Che non vuol dire "appiccicare un filtro", ma lavorare sulle luci, sui colori, sulle imperfezioni, mantenendo l’autenticità.
E poi l’invio, l’archiviazione, l’assistenza post-servizio…
Quelle “due foto”, in realtà, sono il frutto di un processo creativo, tecnico ed emotivo che coinvolge mente, cuore e spalle (che spesso si lamentano dopo ore di shooting).
Perché quello che faccio non è vendere scatti. È creare valore attraverso le immagini.
Quindi sì, posso darti due foto. Ma saranno due foto pensate, curate, personalizzate. Due foto che parlano di te, per davvero. E se ci pensi, non è questo il motivo per cui hai contattato un fotografo e non l’amico con l’iPhone?
Io ci metto anima, tempo, e spesso anche le ginocchia (soprattutto quando mi inginocchio in posizioni improbabili per trovare l’angolazione perfetta). Quindi no, non sono solo due foto. È una piccola magia che richiede molto più di quanto si veda.




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